Siamo una squadra per affermare un gusto per la vita!

“La morte non può essere l’ultima parola.”

Anche quest’anno, puntualmente, sono arrivati i numeri. Fredde statistiche, si direbbe. Ma noi che viviamo la sicurezza sul lavoro come missione sappiamo che dietro ogni cifra c’è un nome, una famiglia, una storia spezzata. Ne abbiamo parlato tra compagni di squadra, con Vincenzo Fuccillo e Stefano Chianese e ne siamo usciti con un giudizio.

Gennaio 2025 ci parla con voce dura e chiara: rispetto allo stesso mese del 2024, i decessi sul lavoro sono aumentati del 33,3%, passando da 45 a 60 morti.
Di queste, 46 sono avvenute in occasione di lavoro e 14 in itinere. Non è solo un dato, è una tragedia collettiva. È la prova che il sistema sicurezza ha bisogno di una scossa, di un cambio di passo, di una nuova coscienza.

Il martedì nero della settimana lavorativa

Tra i dettagli più inquietanti dell’analisi settimanale emerge che il martedì è stato il giorno con il maggior numero di morti sul lavoro. Un giorno all’apparenza “normale”, ma che si rivela – dati alla mano – il più letale. È il segnale che il rischio è più alto quando si abbassa l’attenzione, quando la routine prende il sopravvento e il corpo è già stanco, ma la settimana è ancora lunga.

Aree e settori a rischio

Ci sono territori che gridano aiuto. Le Marche, in particolare, hanno registrato un incremento sensibile delle denunce di infortunio. E non possiamo ignorarlo.

I settori più colpiti sono quelli noti per la loro intensità fisica e i margini ristretti di sicurezza:

  • Trasporti e magazzinaggio (il comparto con l’incidenza più elevata),

  • Manifattura,

  • Costruzioni.

Settori dove la fretta, la pressione produttiva, la carenza di formazione o vigilanza si pagano con il prezzo più alto.

Età e fragilità: quando il lavoro colpisce i più giovani e i più esperti

Un’altra triste evidenza: le fasce di età più colpite sono i giovani tra i 15 e i 24 anni e i lavoratori tra i 55 e i 64 anni.
I primi, probabilmente per inesperienza e formazione insufficiente.
I secondi, per la fatica accumulata, per il logorio di anni di attività fisica, per un ambiente che non li tutela abbastanza.

Lavoratori stranieri: un doppio fardello

Ma il dato più inquietante è quello che riguarda i lavoratori stranieri: l’incidenza dei decessi è più che doppia rispetto a quella dei lavoratori italiani.
Segno che l’integrazione passa anche – e soprattutto – dalla sicurezza. Non possiamo tollerare che esistano vite di “serie B”. Chi lavora in Italia, chi contribuisce con il proprio sudore al nostro benessere, merita le stesse garanzie, lo stesso rispetto, la stessa protezione.

Siamo in lotta: ecco perché non ci arrendiamo

La sicurezza sul lavoro non è solo prevenzione. È una lotta, un combattimento quotidiano per l’affermazione del bene, della dignità della persona, della verità.
Ogni volta che formiamo, ogni volta che denunciamo una situazione pericolosa, ogni volta che tuteliamo un lavoratore fragile o un giovane inesperto, noi riprendiamo la marcia.

“Sempre in lotta, nella coscienza ogni giorno più lucida della nostra debolezza, del proprio limite umano.”

Questa coscienza di limite non ci paralizza, anzi: ci motiva. Perché siamo uomini e donne che si riconoscono in compagnia, che vivono la lotta come tensione verso il Destino, verso un bene comune, condiviso.
La sicurezza è un ideale che ci unisce come popolo, come squadra. È nell’incontro con una compagnia viva – quella dei lavoratori, dei formatori, degli RSPP e dei volontari della prevenzione – che nasce quella memoria che dà pace al cuore e rende combattiva la vita.

“Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima, eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce…”

Questa è la nostra vocazione: riprendere ogni giorno la marcia sulla via della luce.
Siamo anche noi “mandati” per questa battaglia.

Un appello al Paese: la sicurezza è una missione nazionale

Come Segretario Generale della Nazionale Sicurezza sul Lavoro, rilancio un appello: serve una squadra, serve una coscienza nuova. Serve affermare un gusto per la vita, perché la morte non sia mai l’ultima parola.

Questi numeri non devono solo indignare, troppo facile. Devono mobilitare, com-muovere il cuore.

Ogni cantiere, ogni fabbrica, ogni magazzino, ogni ufficio dev’essere presidiato da una cultura della sicurezza che non è burocrazia, ma passione per la vita.
Dobbiamo formare, vigilare, testimoniare, innovare.
Dobbiamo farlo insieme: datori, lavoratori, RSPP, ASPP, enti ispettivi, associazioni, famiglie.

Perché ogni vita salvata è un segno di civiltà, è un “sì” alla speranza, è una vittoria della squadra che non si arrende mai. #unitisivince


Giancarlo Restivo
Segretario Generale – Nazionale Sicurezza sul Lavoro
Divulgatore e formatore in materia di salute e sicurezza sul lavoro
“La prevenzione è cultura. E la cultura è vita.”

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